9.11.2013

INNAMORATA DI UN ANGELO - Federica Bosco

Per le mie vacanze estive cercavo un libro leggero, fresco, divertente, ma allo stesso tempo dotato di una trama ben strutturata e di personaggi con un certo spessore. Quando ho letto la sinossi di Innamorata di un angelo, scritto dalla ormai conosciutissima Federica Bosco, ho pensato che potesse essere il libro ideale da portare con me in spiaggia. Non avevo mai letto niente di quest’autrice, sebbene la conoscessi per sentito dire o per passaparola, e avevo una gran voglia di scoprire qualcosina in più sulla sua scrittura. Innamorata di un angelo è il primo capitolo di una trilogia. I seguiti  Il mio angelo segreto e Un amore di angelo li ho letti tutti d’un fiato, chi ha apprezzato questo libro capirà molto bene il perché della mia foga, lasciandomi felicemente soddisfatta. La storia è ambientata ai giorni nostri, in periferia di Londra. Figlia di padre inglese e di madre italiana, Mia Foster Benelli è una quindicenne come tutte le altre, alle prese con le gioie e i problemi tipici dell’adolescenza. Ama la danza alla follia, e lavora sodo per realizzare il suo sogno: essere ammessa alla Royal Ballet di Londra. Nina è l’amica con cui Mia ha sempre condiviso ogni cosa: i giochi dell’infanzia, le maratone cinematografiche, i pigiama party, i banchi di scuola, le prime feste, fino ad arrivare a episodi tristi e indelebili come il divorzio dei suoi genitori. Nonostante questa fortissima unione, Mia non è mai riuscita a parlarle del suo amore per Patrick. Patrick, Pat, è il fratello di Nina, frequenta la Royal Navy ed è talmente bello e perfetto che Mia sa di essere considerata solo una ragazzina da lui. Con le sue avventure comiche, i suoi dialoghi forti e ironici, Mia è un personaggio di grande affinità. Impacciata e un po’ svampita, è anche una ragazza che sa amare, perdonare, soffrire e credere ardentemente nei propri sogni. Il finale,  che in un primissimo momento di elaborazione mi ha sconvolta e lasciata parecchio interdetta, è in realtà un “giusto” finale. Riflettendo più approfonditamente, infatti, sono arrivata alla conclusione che classificare Innamorata di un angelo un romanzo d’amore, così come lo avevo considerato a inizio lettura, fosse molto limitante. Suppongo sia più corretto definirlo  un romanzo di formazione, un’emozionante e dolorosa storia di crescita in grado di far ridere, pensare e commuovere allo stesso tempo. Consiglio questo libro non solo alle adolescenti, ma anche alle madri, alle zie e alle nonne, che sicuramente lo ameranno per l’altissima capacità di potersi immedesimare nella testa di una giovane ragazza e scoprire il mondo, nel bene e nel male, assieme a lei. Unica nota negativa riscontrata: copertina e titolo. Li ho trovati assolutamente fuori luogo. Non capisco perché l’editore abbia voluto sminuire questo libro facendolo  passare come un fantasy, quando di fantasy ha poco o niente. Che sia stata una furba mossa di marketing per  invogliare più gente a leggerlo?


VALUTAZIONE
★★★ /5

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 Vi auguro una bellissima giornataRestate collegati.

Vostra, 
Marty

9.10.2013

A VOCE ALTA. THE READER - Bernhard Schlink

Da quando vidi il film The reader, che fece vincere alla bravissima Kate Winslet un Osca e altri importanti premi del settore, ho sempre desiderato poter leggere il romanzo da cui è stato tratto. Questo piccolo libro di appena 180 pagine, poco pubblicizzato e silenzioso nel suo scaffale in libreria, è in realtà una perla della letteratura contemporanea, tradotto in trentasette paesi e apprezzatissimo dalla critica. Delicato e graffiante al tempo stesso, Bernhard  Schlink narra una storia indimenticabile, dolce, corrosiva e scomoda. Dico scomoda perché l’autore ci mette più volte nella situazione di dover riflettere su argomenti che l’uomo tende a evitare per natura. Le vicende non narrano, infatti, un amore ideale, ma un amore sbagliato, un amore fra un giovane uomo e una donna che nel suo passato ha commesso il più crudele dei reati. Siamo negli anni 50, in Germania. Micheal Berg ha solo quindici anni quando incontra Anna Schmitz. I suoi modi forti, pratici e gentili affascinano subito il ragazzo, e in breve tempo i due si ritrovano coinvolti in una relazione sensuale, morbosa e segreta.  C’è passione e contatto fisico tra di loro, ma ci sono anche momenti nei quali Micheal, sotto richiesta di Anna, gli legge libri a voce alta,  diventando così uniti da un filo invisibile ancora più potente e intimo della carnalità stessa. Un giorno, però, Anna sparisce e nessuno sa più niente di lei. Si ritroveranno diversi anni dopo, quando Micheal è ormai uno studente di giurisprudenza intento a completare il suo seminario su un processo riguardante alcune sorveglianti di un lager  implicate nell’uccisione di diversi Ebrei. Fra le donne accusate di aver partecipato a quest’orrore c’è anche Anna.
Per tutta la durata del libro mi sono chiesta: possiamo davvero amare chi si è macchiato di un crimine tanto crudele? Se una persona può spingersi al punto di ucciderne un’altra, allora possiamo anche essere  in grado di amare chi ha ucciso? Micheal stesso si pone queste domande, e sebbene ogni volta il suo disprezzo reimmerge pensando a quello che la donna ha commesso, al dolore che ha provocato a quelle povere persone, lui continua ad amarla. È stato molto difficile provare repulsione per l’amore che Micheal ha nei confronti di Anna. Sarebbe stato troppo facile, infatti, puntargli il dito contro e dire “ Sei proprio uno sciocco!”. Lui era solo un ragazzo quando l’aveva conosciuta, che si era concesso completamente a lei, senza riserve e pensieri, e ne è rimasto scottato per tutta la vita. Anna è un personaggio controverso e perfettamente chiaro allo stesso tempo. Racchiusa nella sua gelida corazza di sorvegliante di un campo nazista, è anche una donna che nel suo interno prova dolore, dolcezza e molta vergogna. A voce alta è uno di quei pochi romanzi che pian piano si scava un posticino nel nostro cuore, e vi rimane lì accovacciato per sempre. Con filosofia e concretezza, con una voce di adolescente prima, e di uomo adulto dopo, Micheal Berg ci racconta di un amore senza fine, distruttivo e sentito, dell’importanza delle parole e della letteratura, e della necessità che quei fatti terribili che l’hanno colpito indirettamente e che hanno squassato la sua stessa nazione anni prima, non vengano dimenticati dalle generazioni passate e future.

VALUTAZIONE
★★★ /5

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 Vi auguro una bellissima giornataRestate collegati.

Vostra, 
Marty

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