8.21.2013

LE PAROLE TRA DI NOI - Charles Martin

Se ho odiato Charles Martin In dove finisce il fiume, insensato e scritto davvero male, e pensavo di portarmi appresso questo “disprezzo” anche in futuro, mi sbagliavo di grosso. Ebbene sì, perché iniziando a leggere Le parole tra di noi, è scattato subito qualcosa in me che mi ha fatto capire che bisogna davvero dare una seconda possibilità, anche a scapito di batterci la testa di nuovo. Il libro, infatti, si è rivelato essere una storia straordinaria ed efficacemente scritta, tanto che per leggerlo ci ho impiegato solo otto ore! La storia narra le vicende di Ashley  Knox e Ben Payne, rispettivamente una giornalista e un ortopedico, che s’incontrano in un aeroporto durante una bufera di neve. Entrambi sono furiosi, perché il loro volo è stato annullato, e ansiosi di voler ritornare a casa dato che l’indomani Ashley deve partecipare alle sue prove di nozze, mentre Ben vuole tanto fare pace con la moglie con la quale aveva litigato prima di partire. Questa loro necessità di ritornare a casa, li spinge a prendere la folle decisione di affittare un piccolo charter che li avrebbe portarti a destinazione.  Ed è qui che entriamo nel pieno della storia: a causa del mal tempo, infatti, l’aereo perde il controllo e cade in una zona di montagna dispersa in qualche punto della loro traiettoria. Già qui, ho dovuto riconoscere che l’autore è stato bravissimo nel narrare questa scena che, nonostante fosse preannunciata nella trama, è riuscito comunque a renderla emotivamente d’impatto, tanto da farmi rimanere con la bocca aperta per lo stupore. Dopo questo scontro, Ashley e Ben rimangono soli e feriti, soprattutto Ashley che riporta una dolorosissima frattura al femore. Faranno di tutto per restare in vita, cercando di trovare un riparo, del cibo, una strada per casa e degli aiuti, in un territorio che non poteva essere dei più ostili. Sono sicura che arrivati al momento dello schianto, non riuscirete più a smettere di leggere: io, almeno, sentivo il bisogno sfacciato di sapere come se la sarebbero cavata. E bello, inoltre, vedere come il loro rapporto cambi durante questa lotta contro la sopravvivenza. I due, infatti, inevitabilmente diventeranno molto vicini e intimi, e Ashley inizierà a capire che, forse, l’uomo con cui avrebbe dovuto sposarsi di lì a poco, non era ciò che il suo cuore voleva realmente. Purtroppo la storia non è così semplice perché Ben è attratto da Ashley, ma ama tantissimo sua moglie, e ogni giorno grazie a un piccolo registratore, registra scorci della loro vita assieme. Questi piccoli stralci nel passato, che ci fanno conoscere sua moglie, e capire quanto lui sia innamorato, mi hanno tenuto in conflitto per tutta la durata del libro. Da una parte volevo che Ashley e Ben stessero insieme, dall’altra, vedendo quanto Ben fosse felice assieme e sua moglie Rachel, mi sentivo quasi in colpa nel sperare che lui la tradisse. Vi avviso che il finale sarà qualcosa di sconvolgente, io ho praticamente pianto per un’ora intera.  Martin ha saputo come imbambolarci e ingannarci ben bene; per tutto il libro ci ha, infatti, fatto credere una cosa, quando la verità era tutt’altra. “Le parole tra di noi” è una storia meravigliosa, commuovente, struggente, e piena di colpi di scena. Sono contentissima di aver dato all’autore questa seconda possibilità, primo perché  non è poi così male rivalutare le persone, secondo, e molto più importante, perché è proprio di questo che si parla nel libro. Leggetelo subito, non saprei che altro aggiungere.


VALUTAZIONE
★★★ /5


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 Vi auguro una bellissima giornataRestate collegati.

Vostra, 
Marty

8.04.2013

UN GIORNO SOLO, TUTTA LA VITA - Alyson Richman

«Potrei vedere il suo braccio» Ripeté lui. «Per favore?» In tono quasi disperato, stavolta.
Lei ormai lo fissava, gli occhi piantati negli occhi. Come in trance, si tirò su la manica.
Sull’avambraccio, accanto ad un piccolo neo bruno, c’erano sei numeri tatuati.
«Adesso ti ricordi?» Chiede lui, tremante.
Lei lo squadrò di nuovo, come rivestendo di carne e ossa uno spettro.
«Lenka, sono io» disse lui. «Josef. Tuo marito.»


È questo scioccante passaggio che incontriamo nelle prime pagine di Un giorno solo, tutta la vita a catapultarci nella storia. L’avevo subito capito dalla trama che il romanzo non sarebbe stato una passeggiata, infatti, per tutta la durata della sua lettura mi sono sentita come una grossa corda stretta attorno al collo, che mi soffocava e opprimeva. Il libro si apre a New York, nel 2000. Una festa di matrimonio, due sposi novelli e tanti invitati. Fra quegli invitati c’è Josef, il nonno dello sposo, che non s’immagina nemmeno che quel giorno incontrerà Lenka, la donna che aveva sposato sessant’ anni prima e che credeva morta in un campo di concentramento. Dopo questo sconvolgente incontro la scrittrice ci porta nel 1939, in una Praga squassata dall’arrivo della guerra e ci fa conoscere due giovani ragazzi: Lenka, dolce, sognatrice e appassionata d’ arte, e Josef, un affascinante studente di medicina, poco sicuro della strada  intrapresa. Si erano incontrati, amati, e sposati, ma la guerra era scoppiata e il loro essere ebrei non aveva certo aiutato. Non dirò come è perché le loro strade si divideranno, sta di fatto che Lenka e la sua famiglia saranno catturati e portati, dapprima in un ghetto e poi in un campo di concentramento, mentre Josef raggiungerà l’America e comincerà a studiare per diventare ostetrico, a studiare per dare la vita. Sono convinta che in questo libro non siano tanto importanti i fatti e gli avvenimenti, piuttosto i sentimenti e l’emozione scaturite da questi eventi. Come ho già detto all’inizio, leggere questo libro è stato estenuante. Non voglio, però, che pensiate che sia brutto, anzi, ma credo che per la mia sensibilità fosse un po' troppo, tanto che l’ho dovuto leggere tutto d’un fiato per concluderlo il prima possibile. Sapere già dall’inizio che i due protagonisti non si sarebbero rivisti per tutti quegli anni, ha reso insopportabile leggere i capitoli in cui Josef e Lenka si ricordavano, si pensavano, cancellando così ogni mia speranza di un loro possibile ricongiungimento. L’autrice è stata capace, attraverso descrizioni precise e minuziose, di farmi conoscere una Praga a me sconosciuta, intellettuale e elegante, l’organizzazione della vita nei ghetti e varie sfaccettature di fortissimi sentimenti. Ho apprezzato tantissimo questo romanzo perché è davvero ben fatto ed emozionante,  mi ha arricchito e fortificata, ma come ho già precisato, non ho sopportato che la Richman abbia raccontato la fine a inizio romanzo. Consigliato? Assolutamente sì, ma se siete sensibili come me, tenetevi a portata di mano un pacchetto di fazzoletti perché vi serviranno... E non dite che non vi avevo avvertito!

VALUTAZIONE
★★★ /5

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 Vi auguro una bellissima giornataRestate collegati.

Vostra, 
Marty


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